Il Progetto QUERCON: nature-based solutions (NbS) per promuovere la rinnovazione della quercia nel Bosco del Fagarè

La mancanza di rinnovazione naturale delle specie quercine nei boschi misti delle regioni collinari è un problema che da generazioni interessa i forestali in tutta Europa. L’utilizzo di nuove strategie NbS per il ripristino forestale, congiunte ad opportuni interventi selvicolturali, può rappresentare un approccio efficace per favorire la quercia nel complesso contesto dei cambiamenti climatici.

Introduzione

Farnia e Rovere e il problema della rinnovazione

La farnia (Quercus robur L.) e la rovere (Quercus petraea (Matt.) Liebl.) sono tra le specie forestali più diffuse dell’Europa centrale e svolgono un ruolo ecologico fondamentale, fornendo habitat e risorse alimentari a un’ampia gamma di organismi, tra cui mammiferi, uccelli, insetti, funghi, muschi e licheni. Oltre alla loro importanza ecologica, entrambe le specie rivestono anche un notevole valore economico per il settore forestale, poiché producono legname di elevata qualità molto richiesto dall’industria del legno. Negli ultimi anni si è inoltre osservato un crescente interesse per l’incremento delle specie arboree caducifoglie nei boschi gestiti, tra cui le querce, con l’obiettivo di migliorare la capacità di adattamento e la resilienza dei popolamenti forestali in relazione ai cambiamenti climatici.

La farnia e la rovere sono le specie cardine dei querco-carpineti collinari, dove la proporzione tra le due specie varia in relazione alla disponibilità idrica. Infatti, mentre la farnia ben sopporta la presenza di acqua a livello delle radici per diversi giorni, condizione tipica delle aree di fondovalle, la rovere, più termofila, preferisce suoli fertili, ricchi ma ben drenati. Di conseguenza, nelle parti basali dei sistemi collinari si osserva solitamente una prevalenza della farnia, mentre salendo lungo i rilievi tende a prevalere la rovere. In entrambi i casi, le querce sono spesso consociate con altre specie forestali, prime fra tutte il carpino bianco (Carpinus betulus L.), seguito da acero campestre (Acer campestre L.) e frassino maggiore (Fraxinus excelsior L.). Entrambe le specie quercine sono spiccatamente eliofile seppur riescono a tollerare moderate condizioni di ombra. A livello morfologico presentano caratteri simili, i quali le rendono a tratti difficili da distinguere ancor più dal momento che tendono a ibridarsi a vicenda. Tuttavia, permangono delle differenze morfologiche tramite le quali è possibile differenziarle. (Figura A e B: Caratteristiche morfologiche della farnia (Quercus robur L.) e della rovere (Quercus petraea (Matt.) Liebl.)).

La farnia presenta:

  • picciolo corto;
  • ghiande con lungo peduncolo;
  • larghezza maggiore della foglia a metà lamina;
  • Corteccia fessurata molto grossolanamente;
  • Portamento dei rami tendenzialmente orizzontale con chioma globosa e allargata lateralmente.

La rovere presenta:

  • picciolo più lungo rispetto alla farnia;
  • ghiande senza peduncolo, quasi sessili;
  • larghezza maggiore della foglia a 2/3 della lamina;
  • corteccia con fessurazioni molto fini;
  • chioma poco globosa con rami più leggeri che crescono verso l’alto anche negli individui isolati.

Uno dei principali problemi riscontrati nella gestione dei querceti dell’Europa centrale è la difficoltà delle specie quercine a rinnovarsi naturalmente. Anche in seguito alle annate di pasciona, caratterizzate da un’elevata produzione di ghiande, non si osserva spesso un corrispondente insediamento di piantine. Inoltre, anche quando si registra una buona densità di semenzali, solo una piccola parte di essi riesce a sopravvivere negli anni successivi. Questo fenomeno è ampiamente documentato in letteratura, ma non è ancora completamente chiaro quale combinazione di fattori determini il successo della rinnovazione delle querce. È noto, tuttavia, che diverse variabili intervengono nelle diverse fasi del processo: prima della germinazione la predazione delle ghiande rappresenta spesso il fattore limitante principale, mentre successivamente assumono maggiore importanza la competizione con altre specie, i parassiti (ad esempio Tortrix viridana L.), i funghi patogeni (come Microsphaera alphitoides Griffon & Maubl.), la disponibilità idrica, la luce e il brucamento da parte della fauna selvatica.

I querceti del Bosco del Fagarè

Il progetto Quercon si svolge nel Bosco del Fagarè, un complesso forestale di 150 ettari situato nell’area collinare pedemontana della provincia di Treviso, di proprietà dei comuni di Cornuda e Crocetta del Montello. Il bosco è caratterizzato principalmente da querco-carpineti collinari (habitat 91L0), una tipologia forestale oggi rara e frammentata in Veneto, di elevato valore naturalistico, paesaggistico e culturale.
Negli ultimi decenni la gestione forestale dell’area è stata limitata e non sistematica, con interventi sporadici principalmente fitosanitari e senza un adeguato monitoraggio delle dinamiche forestali. Questa situazione si inserisce in un contesto di criticità ecologiche diffuse nei querceti collinari dove, oltre alla scarsa o assente rinnovazione naturale delle querce, si riscontrano anche i seguenti problemi:

  • deperimento delle querce e progressiva sostituzione con specie più competitive;
  • semplificazione strutturale e compositiva del bosco derivante anche dalla presenza di specie arboree alloctone (ad esempio Quercus rubra L.);
  • riduzione della resilienza ecologica e della biodiversità.

Queste dinamiche risultano ancora poco studiate nei querco-carpineti collinari, per i quali mancano informazioni sui risultati di diverse strategie selvicolturali. Inoltre, i cambiamenti climatici, in particolare l’aumento delle temperature e la maggiore frequenza di periodi siccitosi, rendono necessario ripensare le modalità di gestione di questi ecosistemi.

Gli interventi selvicolturali e le NbS

Le aree di margine tra bosco ed altri ambienti rappresentano uno degli habitat prediletti per le querce, di conseguenza una gestione forestale attiva atta a creare l’ambiente adatto all’insediamento dei semenzali di quercia può essere fondamentale per mantenere la presenza di tali specie. Tra i possibili interventi che possono essere messi in atto rientrano i diradamenti, che hanno lo scopo di massimizzare lo sviluppo delle piante mature già presenti al fine di aumentare la produzione di ghiande. In secondo luogo, occorre creare delle aperture di grandezza sufficiente (in genere di superficie tra 0,2 e 0,5 ha) che determinano un aumento della quantità di luce disponibile al suolo che può favorire la sopravvivenza dei semenzali di quercia. Infatti, se in un primo momento, le piantine di quercia possono germinare in condizioni di poca luce, col passare degli anni i giovani semenzali necessitano di un maggiore quantitativo di luce diretta per crescere e superare la fase giovanile. Occorre ricordare che, dall’altro lato, una quantità eccessiva di luce al suolo può causare un aumento della competizione con le specie erbacee ed arbustive presenti nel sottobosco, limitando la germinazione delle querce. Per tale motivo la creazione delle aperture va ponderata in relazione alle condizioni del caso specifico in cui si sta operando.

Accanto agli interventi selvicolturali “classici”, studi recenti hanno evidenziato come la creazione di micrositi favorevoli alla rinnovazione possa contribuire a mitigare diversi fattori limitanti per la crescita dei semenzali. Queste soluzioni per promuovere la rinnovazione possono essere realizzate con il materiale biologico che è già presente in loco, da cui la definizione nature-based. Ad esempio, la presenza di arbusti del sottobosco può creare condizioni di luce e ombra capaci di mitigare temperature troppo elevate. Inoltre, si è osservato che un aumento generale della quantità di necromassa in bosco non solo genera un incremento della biodiversità, in particolar modo delle specie saproxiliche, ma determina anche la creazione di diverse tipologie di micrositi favorevoli alla rinnovazione forestale. Infatti, Il legno morto svolge molteplici funzioni sia nel momento dell’insediamento che durante le prime fasi di crescita delle piantine, limitando l’impatto di stress termici, di condizioni climatiche sfavorevoli e della predazione. Oltre a ciò, la necromassa svolge un ruolo fondamentale anche come substrato di rinnovazione, agendo da nurse log con conseguenti miglioramenti delle condizioni di umidità, temperatura e disponibilità di nutrienti e fornendo un vantaggio competitivo nei confronti della vegetazione erbacea. Tali effetti sono fortemente specie-specifici e dipendono dalle caratteristiche ecologiche delle specie arboree, quali la tolleranza all’ombra e il tipo e lo sviluppo dell’apparato radicale. Infine, quantità più elevate di necromassa favoriscono la presenza di micorrize e le interazioni positive che possono stabilirsi con la componente vegetale e arborea dell’ecosistema.

Gli obiettivi

Il progetto Quercon si inserisce nel più ampio contesto delle strategie europee di forest restoration (ripristino forestale) e adattamento delle foreste ai cambiamenti climatici. L’obiettivo principale è favorire, nel lungo periodo, il ripristino dei querceti collinari del Bosco del Fagarè come habitat forestale caratteristico del complesso boschivo. Tale obiettivo viene perseguito attraverso azioni volte a promuovere la rinnovazione di farnia e rovere, che comprendono interventi selvicolturali finalizzati a creare condizioni favorevoli alla rinnovazione naturale delle due specie quercine, affiancati da specifiche NbS e da operazioni di messa a dimora di materiale vivaistico per accelerare il processo di insediamento. Gli interventi sono stati organizzati secondo un disegno sperimentale, con lo scopo di confrontare l’efficacia delle diverse combinazioni di trattamento. In particolare, stiamo testando diverse combinazioni di interventi selvicolturali (diradamenti e aperture della copertura) associate alla creazione di strutture di necromassa realizzate con il materiale legnoso derivante dagli interventi stessi. Queste strutture fungono da micrositi favorevoli sia per la rinnovazione naturale sia per l’insediamento delle plantule introdotte mediante la messa a dimora.

Le attività svolte

Ad oggi sono stati completati tutti gli interventi selvicolturali nelle aree di progetto. Le operazioni hanno previsto, da un lato, il taglio delle specie alloctone e l’abbattimento di individui appartenenti a specie concorrenti delle querce, al fine di creare aperture nella copertura arborea; dall’altro, la realizzazione di diverse strutture di necromassa. Queste strutture si articolano in diverse tipologie: alcune sono state progettate come micrositi per favorire la rinnovazione forestale, mentre altre sono state realizzate con l’obiettivo di aumentare la biodiversità, in particolare quella associata al legno morto.

Tra i micrositi per la rinnovazione rientrano i tronchi a croce (Figura 2a) e i tronchi in parallelo (Figura 2b). Si tratta di strutture realizzate utilizzando tronchi lunghi circa 5 metri che, da un lato, simulano lo schianto naturale di alberi dovuto a eventi perturbativi come le tempeste di vento e, dall’altro, creano siti favorevoli all’insediamento sia della rinnovazione naturale sia delle piantine provenienti da vivaio. I tronchi disposti a croce generano condizioni di luce e ombra differenti a seconda dell’orientamento, mentre i tronchi disposti in parallelo possono costituire un riparo per le giovani plantule nei confronti della fauna selvatica. Accanto a queste strutture è stato realizzato un terzo tipo di microsito per il materiale vivaistico, ottenuto mediante l’utilizzo delle ramaglie derivanti dagli interventi di taglio (Figura 2c). Questo tipo di intervento, noto in inglese come branching (da branch, ramo), può fornire protezione nei confronti della fauna selvatica e contribuire a creare condizioni microclimatiche più favorevoli alla crescita dei semenzali in termini di temperatura e disponibilità di luce. Come ultimo sito per messa a dimora delle piantine sono stati realizzati degli snag (monconi di fusto morti in piedi), eseguendo il taglio di abbattimento ad un’altezza superiore ai 2 m. Ai piedi di questi fusti si possono verificare delle condizioni migliori per le plantule in termini di temperatura, umidità e disponibilità di nutrienti.

Tra le strutture di necromassa realizzate con l’obiettivo di favorire la biodiversità, in particolare della fauna saproxilica, rientrano le log-pyramid (piramidi di tronchetti) (Figura 3a), le cavità basali (Figura 3b) e gli alberi cercinati (Figura 3c).

Queste strutture presentano dimensioni e configurazioni variabili, contribuendo ad aumentare la diversità dei microhabitat disponibili. Accumuli complessi di tronchi, come le log-pyramid, creano infatti differenti microclimi e gradienti di decomposizione, che possono ospitare comunità diversificate di insetti e funghi. Inoltre, tali strutture possono offrire rifugio a micromammiferi, anfibi e rettili. Anche le cavità basali possono costituire importanti microhabitat per la fauna, poiché favoriscono la formazione di piccole pozze d’acqua dove può accumularsi anche sostanza organica, creando ambienti temporaneamente umidi. Infine, la cercinatura degli alberi è stata utilizzata per favorire la formazione di necromassa in piedi. Gli alberi cercinati muoiono progressivamente nell’arco di alcuni anni, durante i quali si sviluppano diversi tipi di dendromicrohabitat utilizzati da numerose specie, tra cui diverse componenti dell’avifauna forestale. Inoltre, la progressiva perdita della chioma determina un aumento graduale della luce che raggiunge il suolo, contribuendo a creare condizioni più favorevoli alla rinnovazione.

In ultimo, il gruppo operativo di progetto ha eseguito la messa a dimora delle piantine da vivaio, sia sfruttando gli elementi di necromassa realizzati (Fig. 4), sia adottando il metodo classico con lo shelter, ovvero con delle protezioni di forma tubolare o quadrata (Fig. 5). La crescita e la vitalità delle piantine verranno monitorate per tutta la durata del progetto. I risultati del monitoraggio permetteranno di individuare le strategie più efficaci per favorire la rinnovazione delle querce, contribuendo allo sviluppo di linee guida replicabili anche in altri querceti collinari europei.

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Figura 2. Strutture di necromassa per la rinnovazione forestale: tronchi a croce (A), tronchi in parallelo (B) e branching (C). 

A

B

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Figura 3. Strutture di necromassa per l’incremento della biodiversità: log-pyramid (A), cavità basale (B) e albero cercinato (C)

A

B

Figura 4. Messa a dimora di semenzali di farnia (Quercus robur L.) nei pressi di elementi di necromassa utilizzati come NBS per la creazione di micrositi favorevoli: tronchi in parallelo (A) e snag (B).

Figura 5. Messa a dimora di semenzali di farnia (Quercus robur L.) con utilizzo di shelter (protezione tubolare).

Francesco Sforza, Ph.D.
Selvicoltura e Gestione Forestale
TESAF – Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali, Università degli Studi di Padova
Viale dell’Università, 16 – Agripolis – 35020 Legnaro (PD) Italy

Autori:
Prof. Emanuele Lingua, PhD
Francesco Sforza, PhD